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Eventi

NOVEMBRE 2017

Giornata Mondiale dei Poveri

Una prima edizione che ha le intenzioni più nitide di divenire punto di osservazione privilegiato da cui ri-partire nella meravigliosa esperienza dell’incontro con Cristo.

E nell’esercizio fantasioso della Carità.

Carità è amore, quindi Vita e Solidarietà.

 «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere. La serietà con cui il “discepolo amato” trasmette fino ai nostri giorni il comando di Gesù è resa ancora più accentuata per l’opposizione che rileva tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Il modo di amare del Figlio di Dio, d’altronde, è ben conosciuto, e Giovanni lo ricorda a chiare lettere. Esso si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo (cfr 1 Gv 4,10.19); e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita (cfr 1 Gv 3,16). (Papa Francesco, Dal Vaticano, 13 giugno 2017, Memoria di Sant’Antonio di Padova)

In occasione di questo importante evento, tutti i Centri d’Ascolto attivi nella Diocesi di Potenza Marsico Nuovo Muro Lucano, hanno individuato in comunione la Parrocchia Maria SS Immacolata come punto congiungente un gesto capillare di “dono”. Si svolgerà, infatti, una raccolta porta a porta di beni nel territorio in cui ricade la parrocchia e che coinvolgerà trasversalmente cittadini, associazioni, scuole.

Un momento di condivisione aperto e senza alcun colore, al quale tutti sono invitati.

Esattamente come nell’abbraccio di Speranza del Signore.

 

 

SANDALI D’AMORE

“Signore, buongiorno, stiamo raccogliendo alimenti per…”

“E ti pareva! Ogni giorno raccolgono qualcosa. Un giorno gli alimenti, un giorno i soldi, ora devono aiutare i bambini malati, poi quelli africani. E poi con quei soldi prima devono pagarsi il tempo che passano a rompere le scatole alla gente e poi, semmai, arriva qualcosa a qualcuno”.

“Signore, si sta sbagliando, guardi che…”.

“Lavorare, ve lo hanno mai insegnato questo verbo? A me sì, e lo consiglio pure a voi. Andate a lavorare! Così se volete aiutare gli altri lo fate coi vostri soldi”.

“Non si arrabbi. Noi stiamo solo…”.

“Voi state solo rompendo le palle. E il bello è che poi vi ripagate pure per il tempo che passate a molestare la gente che lavora e va a fare la spesa. Che raccogliete oggi? Alimenti? Bene, a fine giornata vi sarete guadagnati la spesa per una buona settimana e avrete pure fatto la bella figura dei santi in terra. Ma per favore!”.

Il cliente del supermercato, lasciando un inebriante scia di dopobarba, entrò nel negozio, a passo veloce, avvolto nel suo lungo cappotto beige, borbottando mentre si passava una mano tra i capelli brizzolati. All’ingresso, pietrificata e con quasi le lacrime agli occhi, Stefania non sapeva cosa dire, cosa pensare, se rimanere lì o andare via. Si voltò verso l’uscita del supermercato, a cercare con lo sguardo gli altri due volontari presenti per quella giornata di raccolta alimentare, ma erano troppo impegnati a sistemare i cartoni e, complice la confusione di quell’ora di punta, non dovevano essersi accorti di quanto successo. Stefania fece un passo, ancora tremante, per raggiungerli e raccontargli quello che aveva sentito. Ma fu bloccata dalla voce dolce di un’anziana donna che stava per entrare nel supermercato: “Signorina, allora, che fate oggi? Ho visto dei cartelli e voi qui davanti, che si fa?”. Stefania, ritornando sui suoi passi, superò il magone che aveva in gola e trovò la forza per rispondere, quasi rianimata da quell’attenzione ricevuta: “Signora, buongiorno, stiamo effettuando una raccolta alimentare per le persone che hanno…”.

“Bisogno” - la interruppe la donna - “Voi avete proprio un grande cuore. Dedicare il proprio tempo per fare queste cose non è da tutti. Farò del mio meglio”, e così dicendo entrò nel negozio, salutando Stefania con una pacata pacca sulla spalla. La ragazza, alla prima esperienza da volontaria, era completamente confusa. Le avevano detto che avrebbe ricevuto delle risposte negative, che qualcuno si sarebbe rivolto male, ma mai si sarebbe aspettata un tale astio. E poi, nemmeno un minuto dopo, la dolcezza e la disponibilità di quell’anziana donna, così semplice e così dolce, con ai piedi due neri sandali aperti, nonostante il freddo di quel giorno d’autunno. Sì, forse era proprio così che sarebbe andata, era proprio così che funzionava, ma non riusciva più ad essere serena, a stare tranquilla. Pensava a quante altre persone come quell’uomo sarebbero entrate in quel supermercato, a quante avrebbero pensato male di lei, di quello che stava facendo, del suo tentativo di essere utile al prossimo, e non ce la fece. Raggiunse Matteo e Matilde, appostati all’uscita, e si sfogò: “Ragazzi, non credo di farcela. Io vado via”.

“Stefania, cosa è successo? Non fare così. Lo sapevi che in molti…”, provò a tranquillizzarla Matteo.

“Lo sapevo, lo sapevo benissimo. Ma una cosa è immaginare una situazione e un’altra è viverla. Com’è possibile, come può essere possibile che una persona discreta, che dice di essere un lavoratore e che avrebbe tutte le carte in regola per ritenersi fortunato e fare qualcosa per gli altri si metta ad insultare noi e, di conseguenza, chi vive momenti difficili? Questo mondo è sottosopra, ragazzi, e io non ce la posso fare”.

“Cosa credi di realizzare andando via, Stefania?” - chiese decisa Matilde, volontaria da quasi dieci anni - “Credi per caso di cambiare le cose? Credi che quando, uscendo, si girerà e non ti vedrà più capirà il male che ha fatto con quelle parole? No, non succederà. Se tu vai via darai solo modo a lui e a quelli come lui di credere di essere nel giusto, e questo proprio non possiamo permetterlo”.

“Facciamo una cosa” - prese allora la parola Giacomo - “Ora tu stai qui all’uscita, dove la nostra opera è un pochino più semplice. So che tra poco ti passerà di nuovo davanti, ma sii forte e non te ne curare. Vedrai che le mille esperienze positive di questa giornata cancelleranno del tutto questo episodio isolato”.

Stefania si convinse e rimase all’uscita, sola, mentre Matteo e Matilde si spostarono dall’altro lato. Nemmeno lei sapeva il perché non aveva raccontato ai due volontari anche la dolce esperienza vissuta subito prima con l’anziana donna. Era come se l’astio di quell’uomo avesse offuscato tutto il resto, riuscendo a prendere il sopravvento sui tanti sì delle tante persone disponibili e gentili entrate fino a quel momento in negozio e anche su quell’anziana signora coi sandali neri. Si impose di non pensarci e di dedicarsi a quello che c’era da fare, cominciò a raccogliere le donazioni dei clienti che uscivano e a metterle nei cartoni. Sapeva che di lì a poco sarebbe uscito l’uomo che le aveva completamente stravolto la giornata, ma in fondo di sicuro avrebbe tirato dritto e lei avrebbe fatto finta di non vederlo, attendendo l’uscita dell’anziana donna. Passarono pochi minuti e, all’apertura automatica delle porte, seguì l’uscita dell’uomo, con tra le mani due sacchi pieni di spesa. Stefania chinò il capo e fece finta di sistemare gli alimenti nei cartoni, conteggiando il tempo che le avrebbe permesso di non vederlo. Dopo qualche secondo, certa dell’avvenuto passaggio dell’uomo, si rimise in piedi, rialzò il capo, e incredibilmente se lo trovò lì, di fronte a lei, con lo sguardo fisso nei suoi occhi, in silenzio, immobile, come statuario. La ragazza non disse nulla, sicura che sarebbero riprese le accuse e gli improperi colmi d’astio a cui, si promise in quei pochi secondi, non avrebbe risposto nulla, scegliendo il silenzio.

“Insomma, vuoi prendere le buste o te le devo anche sistemare io?”, esordì l’uomo, con un tono molto diverso da quello utilizzato prima, seppur sempre molto deciso.

“Io, io non riesco a capire. Quali buste?”, riuscì a rispondere, quasi balbettando.

“Queste, quali sennò” - replicò lui, allungandole i due sacchi pieni di spesa - “Prendi, dai, vado di fretta”.

La ragazza, sempre più basita e sconvolta, non riuscì a muoversi, incredula per quello che aveva appena sentito. L’uomo, allora, senza aggiungere altro, lasciò a terra entrambe le buste e andò via, a passo veloce. Stefania lo osservò per un po’, fino a perderlo tra le auto in sosta nel parcheggio, e poi corse immediatamente verso i due volontari all’ingresso per raccontare loro quello che era successo. Matteo, felice, le disse che era proprio così che doveva fare, dimostrando con la sua naturalezza e la sua spontaneità tutto quello che aveva dentro. Matilde, invece, le disse che di sicuro quell’uomo, una volta nel supermercato, si era reso conto di quanto era stato crudele, ravvedendosi. Entrambi la invitarono a tornare al suo posto, sistemando il tutto e continuando a metterci il cuore. Stefania, ancora incredula ma certamente emozionata, si incamminò verso l’ingresso e, quando era quasi a metà del suo breve tragitto, vide uscire dal negozio la dolce anziana signora, senza nulla in mano, a passo veloce a con la testa bassa. Stefania si stropicciò gli occhi per essere sicura di quello che stava vedendo e, un attimo dopo, la chiamò con tono deciso:

“Signora, dolce signora, si fermi, ci tenevo a ringraziarla e…”.

“Ciao bella, buona giornata e continua così”, le rispose, senza fermarsi e alzando solo leggermente il capo, l’anziana donna in sandali e calze marrone scuro.

Stefania, sempre più incredula, tornò al suo posto, aprì le buste lasciate poco prima dall’uomo, e sistemò il tutto nei cartoni. Non riusciva a darsi una spiegazione di quello che era successo. Lui, così astioso e insensibile all’ingresso, aveva lasciato due sacchi pieni di spesa per i bisognosi. Lei, invece, così dolce e disponibile entrando, era quasi scappata via all’uscita, senza nemmeno fermarsi per scambiare due parole. Tutto era così strano e paradossale ma, forse, le appariva così perché non aveva mai fatto ciò che stava facendo e, com’era naturale che fosse, avrebbe dovuto pian piano abituarsi. Si dedicò, perciò, alla sua opera di volontariato, scambiando parole con gli altri ragazzi e tornando, poi, anche all’ingresso del supermercato. Non fece più tanto caso a quei clienti che le si rivolgevano male, che parevano essere insensibili o dal cuore chiuso, anche se poi lanciava sempre un’occhiata a quando uscivano, auspicando un cambiamento come quello avvenuto al discreto uomo di metà mattinata. Le ore passarono e arrivò il momento di andare via, raccogliendo quanto raccolto e riposandosi dopo un’emozionante giornata dedicata a chi, per vari motivi, si trova ad attraversare momenti difficili e non può essere lasciato solo. Stefania, insieme agli altri ragazzi, stava chiudendo gli ultimi cartoni quando, alzando lo sguardo, notò la figura dell’uomo che si avvicinava a lei. Lo riconobbe subito, era proprio lui, il discreto signore che l’aveva prima accusata e poi, uscendo, le aveva lasciato due sacchi di alimenti. Perché stava andando verso di lei? Perché la fissava, avvicinandosi? Queste le domande che affollavano la mente di Stefania, immobile ad attendere di trovarvi una risposta.

“Eccolo, è tornato”, disse a voce alta, senza muoversi.

“Ma chi? Di chi stai parlando?”, chiese Giacomo, un altro volontario arrivato per la fase finale della raccolta.

“È lui, è l’uomo di stamattina. Quello che mi ha accusato quando è entrato e che poi…”.

“Stefania, stai calma” - intervenne Matilde - “Non preoccuparti. Noi non abbiamo nulla da temere”.

“Di sicuro ora vorrà sapere e vedere dove vanno a finire le cose che ha donato. Certamente vuole capire se veramente ce le portiamo a casa oppure no”.

“E noi siamo pronti a dare ogni spiegazione, Stefania, stai calma”, la tranquillizzò Matteo.

L’uomo, intanto, arrivò vicino alla ragazza e dietro di lui, così minuta che non si era vista fino a quel momento, l’anziana signora dai sandali aperti. La confusione della ragazza e, a quel punto, anche degli altri volontari, fu grande ed eloquente. L’uomo, passandosi la mano tra i capelli brizzolati, schiarì la voce e poi disse con tono deciso:

“Allora, ragazzi, come posso fare?”.

“A fare cosa?” - trovò la forza di rispondere Stefania - “Da quando lei è arrivato qui stamattina non ci ho capito più nulla. Ora cosa ha intenzione di fare? Di sapere dove vanno a finire le cose che ha donato? Ve lo facciamo vedere con piacere, perché lei non può dubitare di…”.

“No, signorina, la prego, mi ascolti. Io voglio solo sapere come fare per poter essere dei vostri, per poter diventare un volontario”.

“Un… un volontario?”.

“Sì, un volontario. Vede, questa mattina quando sono entrato in questo supermercato e lei mi ha chiesto, gentilmente, di donare qualcosa per chi ha bisogno, le ho risposto male, molto male, attaccandola e accusandola in modo grave e pesante, invitandola ad andare a lavorare, alludendo addirittura a vostri guadagni per quello che fate”.

“Lo so bene, signore, e le sue parole mi hanno sconvolta. Io, volontaria oggi per la prima volta, non mi aspettavo di essere attaccata in quel modo. Lei però, poi, uscendo…”.

“Le ho lasciato due buste di alimenti. Dopo averle detto quelle parole sono entrato nel supermercato, ancora nervoso, e ho cominciato a fare la mia spesa. Ho messo nei sacchetti tutto quello che poteva servire a me e alla mia famiglia. Alimenti necessari, certo, ma anche molte cose superflue, come avrà avuto modo di notare sistemando la roba nei cartoni. Ho preso tutto e anche di più, ho arraffato senza nemmeno pensarci cose che erano nella lista e cose che non lo erano ma che colpivano la mia attenzione in quel momento. Sono poi arrivato alla cassa, ho atteso il mio turno, senza curarmi molto dei clienti vicini a me, e ho poi messo tutto sul tappeto scorrevole. La gentile signora ha passato il tutto e mi ha poi presentato il conto. Io, come sempre, ho estratto dal mio portafogli la carta di credito, sicuro di me e con già la testa a quello che avrei fatto dopo, una volta uscito dal supermercato. La signora alla cassa, però, dopo pochi secondi mi ha riferito che c’era un problema, che la carta di credito risultava vuota, non sufficiente a coprire il conto della mia spesa. Mi sono imbufalito, lo confesso, e ho subito reclamato la più totale infondatezza di quella versione. I soldi c’erano eccome, semmai era un problema loro e dei loro marchingegni. Lei, sempre con tanta gentilezza, ha riprovato per due volte ancora, senza successo. Non avevo molta scelta e non avevo con me il contante necessario. Dovevo lasciare parte della spesa. In quel momento mi sono guardato intorno, per la prima volta in modo interessato, e mi sono accorto degli sguardi degli altri clienti verso di me. Leggevo, in alcuni di loro, una sorta di accusa nei miei confronti. In fondo ero io che stavo facendo perdere tempo a tutte quelle persone in fila, magari convinte che veramente non avevo soldi sulla carta di credito. Il senso di vergogna mi ha assalito come mai mi era successo e avrei fatto di tutto per sparire letteralmente da quella situazione angosciante. Poi, tra i clienti in fila, si è fatta strada lei, questa meravigliosa signora, così piccola nel fisico eppure così dolce in tutto ciò che dice e che fa. Si è avvicinata a me e…”, la voce dell’uomo venne interrotta dall’emozione e fu lei, l’anziana donna, a prendere la parola:

“Gli ho chiesto cosa avrebbe tolto dalle buste, per rientrare nel contante che aveva in tasca. Avrebbe tolto le cose che ha comprato per lui, rinunciandovi, oppure le cose comprate per i suoi figli e che vedevo lì, sulla cassa? Oppure avrebbe tolto le cose per la casa che sua moglie gli aveva chiesto di comprare?”.

“A quel punto alcune lacrime sono scese dal mio volto”.

“E io gli ho detto di non togliere nulla. Avevo io il contante necessario per coprire la cifra spesa e glielo avrei donato volentieri. Non prestato, attenzione, ma donato, senza volerlo mai più in cambio. Era un piccolo regalo che questa vecchia signora faceva a quella famiglia, a quell’uomo incontrato per caso e di cui non sapevo nulla”.

“L’ho ringraziata più volte, dicendole che però appena usciti sarei andato a prendere il contante e glielo avrei restituito. Non volevo alcun regalo da nessuno, anche perché non era certo colpa mia ma di quel marchingegno maledetto. Ma lei…”.

“Gli ho risposto che purtroppo nella vita certi marchingegni si possono inceppare, e può succedere proprio a tutti. Al marchingegno della cassa ci avrebbe pensato il tecnico, ma a quello delle persone chi ci pensa? Gli ho quindi ribadito che non avrei voluto nulla in cambio, a parte una cosa, una sola: che non avrebbe mai più giudicato male le persone che si sforzano di sistemare, nel loro piccolo, i marchingegni inceppati delle altre persone. Avrebbe potuto non condividere, avrebbe potuto non partecipare, ma non avrebbe dovuto più lanciarsi in accuse che potevano ferire il cuore di chi ce la stava mettendo tutta. Ne aveva incontrata una proprio entrando in quel negozio, e l’aveva trattata malissimo”.

“In quel momento ho capito molte cose e, nonostante le lacrime si erano ormai asciugate sul mio volto, la mia emozione era grande, enorme. Questa signora ha dato alla cassiera quanto mancava per la mia spesa e mi ha salutato, scomparendo nuovamente tra i clienti in fila. Quando stavo per uscire, però, l’ho vista rimettere negli scaffali le cose dalla sua busta, e ho capito tutto. Stava rinunciando alla sua spesa per me, per me che ero stato fino a quel momento un presuntuoso, che credevo di essere superiore a tutti e di poter avere tutto. Lei, con tanta semplicità e con quei sandali aperti anche in una fredda giornata d’autunno, aveva rinunciato a tutto ciò che aveva per me. Non ho avuto il coraggio di dire nulla, ma ho sentito il bisogno di donare tutto a te, tra volontari ci possiamo dare del tu, vero? E di allontanarmi rapidamente”.

“Ecco perché poi quando è uscita la signora non aveva niente tra le mani”, comprese Stefania.

“Non avevo nulla tra le mani, ragazza mia, ma avevo tutto nel cuore. Lo avevo guardato negli occhi, prima di tornare tra i reparti del negozio, e avevo colto ciò che sentiva, tutto quello che provava”.

“Mi sono allontanato in auto rapidamente, ma non sono riuscito ad andare lontano. Non potevo lasciare andare tutto così, non potevo fare finta di nulla. Sono tornato indietro e l’ho incontrata, a piedi e con le mani vuote ma con un sorriso che io non ricordo di aver mai avuto nella mia vita. Mi sono fermato, le ho chiesto di salire in auto e l’ho portata a casa mia. Abbiamo pranzato insieme, mia moglie è stata entusiasta della sua presenza e i miei figli, appena tornati da scuola, felicissimi di imparare tanti trucchi della nonna. Ci ha raccontato un po’ della sua vita, di tutte le volte che il marchingegno si è inceppato e solo grazie a tecnici dal cuore grande è riuscita a sbloccarlo, almeno un po’, almeno il necessario per andare avanti. Abbiamo capito che spesso, quando i nostri marchingegni, per fortuna, non si inceppano, facciamo fatica e comprendere i problemi degli altri, e diffidiamo anche di chi vuole fare qualcosa per loro. Sono qui, pronto a voler essere d’aiuto nel mio piccolo e con i miei limiti, per provare a mettere almeno un po’ d’olio nei marchingegni di chi non ha avuto la mia stessa fortuna”.

“E noi siamo qui” - intervenne il direttore del supermercato, affiancato da due commessi con due grossi cartoni in mano - “Per premiare il cuore grande della signora Ninetta, nostra cliente da sempre, pur tra mille difficoltà. La signora in cassa ci ha raccontato quello che è successo e questo è un pensiero per voi, insieme al nostro impegno a non gettare tutti gli alimenti che restano invenduti. Lo faremo con il cuore e quotidianamente”.

Stefania era in lacrime, gli altri volontari commossi, Ugo, il discreto signore, emozionato come non mai e Ninetta con gli occhi lucidi che grondavano amore e speranza. Andarono tutti insieme, in comunità, a sistemare gli alimenti raccolti e poi a casa di Ninetta, a portare i suoi e a passare un’allegra serata insieme.

Quanto bene aveva fatto quell’anziana signora con le mani vuote e sandali ai piedi, nemmeno poteva immaginarlo.

Marco Tavassi, in occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri.

17/11/2017

 

OTTOBRE 2016

Incontri con l'Autore - Donne che Spostano il Traguardo

Donne che Spostano il Traguardo 

 

SETTEMBRE 2016

Presentazione Libro: Dov'é tuo Fratello?

 Dov'è tuo Fratello?

 

GIUGNO 2016

Celebrazione del decennale della Caritas Diocesana nel quartiere di Bucaletto a Potenza

 Decennale Caritas Bucaletto

 

MARZO 2016

 

11 Marzo 2016 - Parrocchia SS Immacolata Potenza  - Convegno Diocesano: La Famiglia tra animazione pastorale e welfare generativo.

 

 Video Prima Parte: Video Prima Parte

Video Seconda Parte: Video Seconda Parte

 

FEBBRAIO 2016

 

 13 - 14 Febbraio : presso la Parrocchia Maria SS. Immacolata - Potenza "Mercatino delle buone prassi"

Mercatino delle Buone Prassi 

 

 

 

 

GENNAIO 2016

> 18 Gennaio: "L'ambulatorio Solidale Medicina per tutti", sito presso la Parrocchia Maria SS. Immacolata (Rione Cocuzzo), organizza la Giornata della Salute: dalle 15.00 alle 18.00 si effettueranno controlli GRATUITI dell'Udito, della Glicemia e della Pressione Arteriosa.

 

 

 

> 10 Gennaio: Presso il Convento "Sant'Antonio di Padova" a Tito, nel Salone "Chiara Luce Badano" si celebra la Giornata del Migrante.

 

  

 

 

 

> 9 Gennaio: ingresso in Diocesi di Monsignor Salvatore Ligorio, nuovo Arcivescovo metropolita di Potenza - Muro Lucano - Marsico Nuovo. I ragazzi e le famiglie del Centro ''A casa di Leo" lo accolgono con entusiamo.

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DICEMBRE 2015

 

> 27-28 Dicembre: Festa della parola. Due giorni in cui sono proposti una serie di incontri letterari, ad ingresso gratuito, disseminati per il capoluogo lucano ed offre un ventaglio di approfondimenti su una selezione di "parole chiave".

COMUNITA' e MURO

La Caritas Diocesana di Potenza - Muro Lucano - Marsico Nuovo e l'Associazione "Il Sole a Mezzanotte" partecipano con la scelta di due parole chiave significative per la propria attività: COMUNITA' e MURO.

 

 

 

 

 

 

 

> Sabato 19 dicembre, dalle ore 18 alle ore 21, presso il foyer del Teatro stabile il Rotaract Club Potenza collabora con Magazzini Sociali per la donazione di libri alla nostra Biblioteca "A Casa di Leo"

 

 

> Domenica 20 dicembre, dalle ore 16 alle ore 18, presso la sede di FDI-AN in Piazza della Costituzione a Potenza, Campagna sociale di raccolta libri per l'infanzia, promossa dal Dipartimento Tutela Vittime FDI-AN